Notizie dal Festival


Comunicato del 29 marzo

Seconda giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival

Da Woody Allen al dramma di tipo shakespeariano con i corti in concorso
E poi: la lunga marcia cinese che porta ai pionieri dell’animazione passando per la Venezia di Pasinetti

 

Second day at the Ca’ Foscari Short Film Festival

From Woody Allen to the Shakespearean drama with the short films of the Int. Competition
And then: the long Chinese march that leads up to the animation pioneers, passing for Pasinetti’s Venice

 

Venezia, 29 marzo 2012. Seconda giornata al Ca’ Foscari Short Film Festival, il primo festival in Europa concepito organizzato e gestito interamente da una Università, la Ca’Foscari di Venezia. Tra i cortometraggi in concorso, ancora una volta, una grande varietà di tematiche, stili e nazionalità.

Lucìa Agosta, regista argentina del corto No estan juntos (No longer together) prodotto dall’Universidad del Cine , era a Venezia, incantata come chiunque visiti la città per la prima volta. Presente alla proiezione, ha potuto rispondere alle domande degli spettatori , raccontando l’avventura della sua prima volta da regista . “Il corto” racconta –  “è la storia della separazione di una  coppia formata da Tomàs e Sofia. Con la tecnica del “mokumentary”, il finto documentario,” – aggiunge – attraverso interviste a amici della coppia, indago le cause della separazione.” Autrice anche della sceneggiatura, la regista si è ispirata alla comicità di Woody Allen e infatti il suo corto è una brillante tragicommedia piena di battute che provano a svelare quella strana alchimia che è dietro ad ogni separazione.

Falling Awake di Ryan Demello è un corto indiano proveniente dal Satyajit Ray Film and Television Institute e si colloca nei territori del sogno allucinatorio, angosciante e claustrofobico; sembra quasi di cogliere l’eco dello stile di Haneke e del suo Niente da nascondere. Il protagonista Shaun, infatti, dopo il suicidio del padre vive conflittualmente la convivenza con la madre. Chiuso spesso nella sua stanza a vedere film, un giorno riceve un DVD che mostra qualcuno, in soggettiva, entrare nella sua casa e spiare sia il ragazzo che la madre mentre dormono nelle rispettive stanze. Incubo, allucinazioni, o tragico presagio?

Pavels letzter schuss (Pavel’s Last Shot) proviene dalla tedesca Filmakademie Baden-Württemberg e il regista Christoph Heimer racconta di come Hanna non possa accettare la condanna inflitta a Pavel, soprattutto dopo aver saputo di essere incinta; per questo organizza una fuga dal tribunale col suo amato pronta a farsi una nuova vita, ma la resistenza di Pavel porterà a conseguenze tragiche. Il regista dimostra già una grande padronanza del mezzo innestandosi in una tradizione che affonda le radici nei drammi shakespeariani, rivisitando la tragedia con ritmi incalzanti in un montaggio degno di un thriller hollywoodiano, contrapposto alla struggente lentezza del finale che lascia spazio solo alle emozioni.

Anna Marziano è una dei quattro italiani in concorso provenienti da scuole di cinema estere. Il suo De la mutabilité de toute chose et de la possibilité d’en changer certaines è prodotto infatti dalla francese Le Fresnoy, ma la tematica è fortemente nazionale. In forma di documentario infatti la regista raccoglie le testimonianze di alcune persone ai limiti della società in seguito al terremoto dell’Aquila del 2009, alternando ad esse immagini poetiche del paesaggio invernale abruzzese. Questa riflessione sulla mutevolezza delle cose inizia e finisce con la lettura di due brani che riconducono ogni cambiamento del singolo come parte del mutamento del tutto, delle persone e dell’universo intero. Dimostra così come la partecipazione alla vita della comunità passi soprattutto attraverso la possibilità di cambiare ciò che invece sembra già scritto.

In First Breath after Coma il regista Logavel Balakrishnan, proveniente dal Ngee Ann Polytechnic di Singapore, racconta la difficile strada verso l’accettazione sessuale di Fie, un ragazzo che ama travestirsi sentendo che il suo corpo non rispecchia la sua anima. Respinto da tutti e in primis dalla famiglia, Fie è profondamente solo e viene ulteriormente ferito quando fraintende l’interesse del suo regista teatrale per il suo talento per qualcosa di più. Sarà però proprio grazie all’arte, e al teatro in particolare, che il ragazzo potrà ricominciare a respirare acquistando una maggiore consapevolezza di sé liberandosi dalle “catene” che lo imprigionavano.

Was uns zusteht (What We Deserve) di Thomas A. Szabo’, è un altro corto tedesco proveniente dalla Filmakademie Baden-Württemberg. Il corto nasce dall’idea del regista che qualcuno possa essere rapito e usato come potenziale bomba umana dal vero criminale che rimane nell’ombra e può così fuggire indisturbato con i soldi, rendendo colpevole una vittima innocente. Il tutto viene inserito nel contesto del settore finanziario visto come culla di una criminalità sottile e difficilmente attaccabile. L’uomo migliore per compiere un crimine del genere può essere solo un impiegato di una grande banca che ha lavorato duro per decenni solo per rischiare, ora, di essere licenziato a causa della crisi. Questo è l’incubo che si materializza nella vita di Robert, un grigio impiegato bancario la cui routine verrà spezzata quando sarà costretto ad introdursi
nella banca per la quale lavorava con una bomba.

Susya di Dani Rosemberg & Yoav Gross è un’importante co-produzione israelo-palestinese, un documentario che segue da vicino una famiglia palestinese ritornare al paese natio dopo molto tempo. Tutto è cambiato: la loro casa è diventata parte di un sito archeologico a pagamento dove loro non sono altro che turisti indesiderati (dalle autorità israeliane). Mentre il vecchio patriarca racconta emozionato la storia di quella che un tempo era la sua terra una camionetta israeliana appare all’orizzonte per pregarli gentilmente di lasciare il sito. La passiva resistenza dell’uomo esprime un’amarezza che va oltre qualsiasi parola.

Sanzaru di Roy Ng Wee Kiat è un altro dei corti provenienti dal prolifico Ngee Ann Polytechnic di Singapore. Il corto si apre con un citazione di Confucio (non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male”) che per il giovane protagonista, a cui hanno ucciso il padre e poi violentato la madre, diventa un insegnamento di vita che sarà alla base della sua vendetta. Non tutto è come sembra però e una rivelazione di uno degli uomini coinvolti nell’assassinio cambierà le carte in tavola. Sanzaru è un corto che si fa portatore dell’estetica asiatica della violenza che tanto ha influenzato il cinema negli ultimi anni, non nascondendo i suoi debiti versi registi come Park Chan-wook, ma riarrangiando i suoi stilemi in maniera molto matura.

L’ultimo corto del Concorso internazionale della giornata è il francese Le jour où le fils de Rainer s’est noyé di Aurélien Vernhes-Lermusiaux da Le Fresnoy. Il corto mostra, in un unico piano-sequenza molto drammatico, le scene di dolore conseguenti a quella che s’intuisce esser stata la morte d’un bambino. Chi darà la notizia alla famiglia del piccolo? La scelta di evitare il montaggio dà al corto una dimensione quasi faticosa, che unita alla fotografia cupa trasporta lo spettatore nel mezzo del dramma, trasmettendogli un senso d’ansia e inquietudine che lascia col fiato sospeso fino all’ultima immagine

I corti in concorso saranno valutati da una giuria internazionale composta da Pappi Corsicato, Irene Bignardi e Rachid Mohamed Benhadj, i quali oggi hanno goduto di un piccolo speciale a loro dedicato. Nell’ambito del programma speciale Jury members as filmmakers infatti è stato proiettato La stirpe di lana l’episodi amazzonico firmato da Pappi Corsicato del film collettivo I vesuviani (1997), sorta di manifesto della “scuola napoletana di cinema”. E’ un esplicito omaggio ai bike e gang movie anni cinquanta e al “Russ Meyer touch”. Di Benhadj è stato invece presentato il backstage del suo lungometraggio “Mirka” (2000), nel quale l’ingresso di un bambino sul set diventa pretesto per capire cosa avviene in fase di produzione e come lavorano le maestranze coinvolte nella realizzazione di un film.

Un altro atteso programma speciale era quello dedicato a La “Lunga marcia” dei marchi cinesi, una rassegna di 35 spot del 2008, anno fondamentale per la Cina poiché grazie alle Olimpiadi i riflettori del mondo si sono concentrati su di essa. Il focus internazionale, curato da Giovanna Puppin, è riuscito nell’impresa di svelare u poco agli spettatori parte del “mistero cinese”, offrendo un ritratto a tutto tondo della Cina contemporane colto da un punto di vista originale e privilegiato. Tra marchi nazionali che hanno visto nelle Olimpiadi l’occasion per cercare una ribalta mondiale e altri che invece ne hanno approfittato per rinforzare l’orgoglio nazionale, tra spot divertenti e altri a tematica sociale, tra pubblicità che propongono un improbabile European lifestyle
“made in China” e le differenze con quelle di prodotti giapponesi o Occidentali (tra le quali curiosamente manca il Made in Italy), il pubblico ha assistito ad una variegatissima gamma di spot che hanno permesso di conoscer gran parte degli aspetti della vita – commerciale – del popolo cinese.

La seconda giornata si è conclusa con due speciali curati da Carlo Montanaro, grande studioso di cinema al quale si deve il merito di aver riportato alla luce moltissimi lavori da lungo tempo dimenticati. Il primo speciale, in collaborazione con l’AIRSC (Associazione Italiana per le Ricerche di Storia del Cinema) è Agli albor dell’animazione italiana ed ha fatto scoprire al curioso pubblico dell’Auditorium quattro corti d’animazione degli anni 40 e 50 di difficile reperimento. La storia dell’animazione italiana è sicuramente una delle pagine meno conosciute e studiate del cinema nostrano e questo speciale rende finalmente giustizia ad un artigianat che, con pochissimi mezzi, riusciva a produrre storie di qualità; basti ricordare che tra questi pionieri vi era anche il veneziano Romano Scarpa, di cui il Festival proietta La piccola fiammiferaia, il quale diventerà po maestro indiscusso della Disney italiana. Le altre gemme recuperate che Ca’ Foscari ha proposto al suo pubblico sono Anacleto e la faina di Roberto Sgrilli, Il paese dei ranocchi di Antonio Rubino e L’ultimo sciuscià di Gibba. La ciliegina sulla torta è stata la proiezione di La storia di Lulù, film di Arrigo Frusta del 1909-10 contenent una sequenza in “passo uno”  con oggetti tridimensionali (due paia di scarpe), in quella che è a tutt’oggi la prima sequenza animata che la storia del cinema italiano abbia conservato.

Il secondo programma speciale curato da Carlo Montanaro è stato l’Omaggio a Francesco Pasinetti. E continuato così anche quest’anno il tributo al regista veneziano, famoso soprattutto per il suo lavoro di teorico e per essere stato il primo studente a laurearsi con una tesi sul cinema in Italia, ma il cui lavoro da regista rimane tutt’ora poco esplorato. Grazie agli sforzi di Montanaro, il Festival prova a sopperire a questa lacuna proponendo in anteprima quattro suoi cortometraggi documentari nei quali affronta con approccio innovativo quattro tematiche differenti: il documentario “didattico” Sulle orme di Giacomo Leopardi, il documentari “sociale” Nasce una famiglia, il documentario “industriale” Piave Boite Vajont e il documentario sull’arte I pittori impressionisti.

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Organizzazione

Prof.ssa
Maria Roberta Novielli

Dorsoduro 3484/D – 30123 Venezia

Telefono: 041 234 6254

Email: cafoscaricinema@unive.it

 

Ufficio Stampa

Studio Morabito

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con la collaborazione di: Eugenio De Angelis e Gruppo Ufficio Stampa Ca’ Foscari Short Film Festival

 

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Telefono: 041 234 8358

Fax: 041 234 8367

Venice, March 29. This is the second day at the Ca’ Foscari Short Film Festival, the first festival in Europe entirely organized and headed by an University, the Ca’ Foscari University in Venice. Among the short films that run the race, once again, there are a great variety of themes, styles and nationalities.

Lucia Agosta, the Argentinean director who presented the short film called No longer together produced by the Universidad del Chile, was in Venice, enchanted as all the visitors, which visit the city for the first time. She was present the day of the screening and she managed to answer to the questions of the audience, talking about her first experience as a director. “The short” she says “is the story of a couple, Tomas and Sofia. Thanks to the technique of the mokumentary, a false documentary” she adds “I investigates the causes of the separation, through interviews to the friends of the couple”. The director is also the author of the screenplay, Woody Allen inspired her. In fact, her short film is a brilliant tragicomedy, full of jokes that try to reveal that strange alchemy which is behind every separation.

Falling Awake by Ryan Demello is an Indian short film coming from the Satyajit Ray Film and Television Institute and it is a hallucinatory, upsetting and claustrophobic dream. It looks like a Haneke’s film, it is an echo of his Nothing to hide. Shaun, the main character, lives in a hostile way the living together with his mother, after his father’s suicide. He is always close in his own room watching films, when one day he receives a DVD in which someone, seen in a subjective way, enters the house and spies on the boy and the mother while they are sleeping in their rooms. Is it a nightmare, a hallucination or a tragic presage?

Pavel’s last shot comes from the German Filmakademie Baden-Württemberg and it is directed by Christoph Heimer. He talks about Hanna, a girl who can’t accept Pavel’s condemn, especially after knowing that she is pregnant. For this reason she plans an escape with her beloved from the court, ready to start a new life together. However, Pavel’s resistance will lead to tragic consequences. The director shows already a good command of the instrument, inspired by a tradition, which has its roots in the Shakespearean dramas. The director manages to interpret the tragedy with pressing rhythms, in an editing worthy of a thriller of Hollywood, opposed to the aching slowness of the end of the short film, which leaves space only to emotions.

Anna Marziano is one of the four Italian directors running the race and coming from foreign schools of cinema. Her De la mutabilité de toute chose et de la possibilité d’en changer certains is produced by the French Le Fresnoy, but the theme is strongly rational. In fact, like a documentary, the director collects accounts of some people who live at the edge of the society after the Aquila Earthquake in 2009, alternating it with poetical images of the winter landscape of Abruzzi. This thought about the changeability of things starts and ends with the reading of two passages, which trace back the changeability of the individual as part of the variation of everything, of people and of the universe. They show how the participation of the community life is especially the possibility to change what seems already written.

In First Breath After Coma the director Logavel Balakrishnan, who comes from the Ngee Ann Polytechnic in Singapore, tells the difficult way toward the sexual acceptance of Fie, a boy who likes to dress like a girl, because he fells that his body doesn’t mirror his soul. Refused by everybody and especially by his family, Fie is deeply alone and he is further hurt when he misunderstood his theatrical director’s interest toward him and not toward his true talent. It will be thanks to the art, or to be more precise the theatre, that the young boy is going to breath again, gaining a new awareness of himself, freeing from the “chains” that used to imprison him.

What we deserved by Thomas A. Szabò is another German short film coming from the Filmakademie Baden-Württemberg. The short film was born from the idea that someone could be kidnapped and used as a potential human bomb by the real criminal who stays in the shadow and manages to escape undisturbed with the money, making of a victim a guilty. The whole theme is set in the financial contest, seen as the cradle of a thin and an impregnable criminality. The best man to commit a crime like that can only be an employee of an important bank who worked hard for decades and who is risking now to be fired because of the economic crisis. This is Robert’s nightmare, a grey employee of the bank whom everyday life will be broken when he will be obliged to go into the bank in which he used to work with a bomb.

Susya by Dani Rosemberg and Yoav Gross is an important coproduction of Israel and Palestine, a documentary that tells the story of a Palestinian family who goes back to his motherland after a long time. Everything is changed: their house has become part of an archaeological area with fee in which they are no more than undesirable tourists (by the Israeli authorities). While the old patriarch tells the touching story of what used to be his land, an Israeli truck appears on the horizon to politely ask them to leave the area. Man’s passive resistance expresses a bitterness which goes beyond words.

Sanzaru by Roy Ng Wee Kiat is another short film which comes from the prolific Ngee Ann Polytechnic in Singapore. The short film is opened with a quotation of Confucius (“don’t see the evil, don’t feel the evil, don’t speak of the evil”)which for the young protagonist, whose father was killed and whose mother was raped, becomes a life teaching which will be at the basis of his revenge. Nothing is as it seems, however, a revelation of one of the men involved in the murder will shift his ground. Sanzaru is a short film that carries the Asiatic aesthetic of violence which has influenced so much the cinema of the last years, without concealing its debts towards directors as Park Chan-wook, but by rearranging its style very maturely.

The last short film of the International Competition is Le jour où le fils de Rainer s’est noyé by Aurélien Vernhes-Lermusiaux from Le Fresnoy and it shows, in only one sequence shot, some painful scenes caused by what we guess it has been the death of a child. Who is going to inform the child’s family about what happened? Avoiding the editing of the video, the short film seems to be almost tough, and the gloomy atmosphere takes the audience in that village where the story is set, leaving it upset and breathless until the last images.

The short films which are participating in the International Competition today, will be assessed by an international panel which members are: Pappi Corsicato, Irene Bignardi and Rachid Mohamed Benhadj; a special space was carved out for the works done by the members of the panel. In fact, during Jury members as filmmakers, was projected Lana’s lineage by Pappi Corsicato, the “amazon” episode from the collective film The Vesuvians (1997) which is a sort of manifesto of the Neapolitan cinema school. It is an explicit homage to the bike and gang movies of the 50es and to the Russ Meyer touch”. On the other hand Benhadj presented the backstage of his long-length film Mirka (2000), in which the visit of a young boy on the stage becomes the pretext to show how to shoot and produce a film.

Another awaited special program was the one devoted to The “long march” of the Chinese brands which focuses on 38 Chinese commercial of 2008. That was a fundamental year for China because thanks to the Olympic Games the world’s spotlights were turned towards that nation.  The international focus, organized by Giovanna Puppin, managed to achieve the goal of revealing to the audience part of the “Chinese mystery” by showing a portrait of the contemporary China from an original and privileged point of view. Among national brands that saw in the Olympic Games the chance to come into the world limelight and those which took advantage of reinforcing the national pride with funny and social committed commercials, and among advertising proposing an improbable European lifestyle “made in China” and commercials showing the differences between Japanese and Western products (among which the Made in Italy is curiously missing), the audience saw a large variety of advertisements which let them know the “commercial” aspects of the Chinese people.

The second day of the Festival concluded with two specials followed by Carlo Montanaro, a great cinema scholar who has the merit of bringing back to light many works forgotten in time. The first special, in collaboration with AIRSC (Italian Association for the Researches about the History of Cinema), is In the dawn of Italian Animation. It revealed to the curious audience of the auditorium four animated short films dated back to the forties and fifties which were very difficult to find. The history of Italian animation is one of the less known and studied in the home-bred cinema, and so the aim of this special is that of doing justice to a craft which, with few means, was able to produce high quality stories. It’s enough remembering that one of the pioneers of cartoons was the Venetian Romano Scarpa, whose The small matchbox girl was projected during the Festival, and who became the indisputable master of Italian Disney. The other gems retrieved and proposed to the audience by Ca’ Foscari are:

Anacleto and the beech marten by Roberto Sgrilli , The village of frogs by Antonio Rubino ,and The last sciuscià by Gibba. However, the real boast of this special is the projection of Lulù’s Story by Arrigo Frusta (1909/1910) which contains a sequence in “one step” with tridimensional objects (two pairs of shoes), and is the most ancient animated sequence that the history of the Italian cinema has preserved.

The second special program followed by Carlo Montanaro was the Homage to Francesco Pasinetti. Also this year continued the tribute to the Venetian director, who is most famous for his work as a theorist and for being the first student who graduated with a thesis on Italian cinema, rather than for his works as a director. Thanks to his efforts, the Festival decided to compensate for this gap by projecting four of his docu-short films as a preview. In these short films he faces with an innovative approach  four different topics: the “didactic” documentary On the footprints of Giacomo Leopardi, the “social” documentary It starts a family, the “industrial” documentary Piave Boite-Vajont and the “artistic” documentary The impressionists.

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Coordinator

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English version by: Veronica Forin & Giada Gambato

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