Notizie dal Festival


Comunicato del 30 marzo

 Terza giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival

Nei corti in concorso, atmosfere realiste sull riviera driatica degli anni sessanta, gotico e horror, amori giovanili…fino alla video arte
E poi: l’indimenticabile incontro con Elliott Erwitt, il Woody Allen della fotografia, e la Viral Competition

 

Third Day at the Ca’ Foscari Short Film Festival

In the short films attending the contest there are realistic atmospheres of the Adriatic Coast in the 60s, gothic and horror, juvenile loves… up to the Art Video.
And then: the unforgivable meeting with Elliott Erwitt, the Woody Allen of photography and the Viral Competition

Un Auditorium Santa Margherita gremito di studenti e appassionati di fotografia e immagini ha accolto calorosamente il fotografo Elliot Erwitt, che in questi giorni inaugura a Venezia una mostra personale alla Casa dei Tre Oci intitolata “Fotografie come racconti”, a cura di Denis Curtis. Dopo l’introduzione del prorettore alle attività culturali, prof.ssa Silvia Burini, l’evento è entrato nel vivo con l’introduzione di Curtis che ha sottolineato come l’attività di Erwitt sia costante e estremamente vasta, oscillando tra la fotografia professionale e quella amatoriale. La sua attività all’agenzia Magnum, a contatto con altri documentaristi storici come Robert Capa o Henri Cartier-Bresson, è caratterizzata da un’ironia forte, concisa, in grado di coniugare il sorriso alla riflessione sui fatti rappresentati: il “Woody Allen della fotografia” come lo ha definito il grande fotografo Ferdinando Scianna. E questa ironia emerge anche dai racconti dell’anziano fotografo, il quale descrivendo le sue opere è emerso come un narratore per immagini capace di risolvere una storia con una foto. Il fotografo, secondo la concezione di Erwitt, non è solo mero testimone di eventi, ma in quello che fa determina e dichiara il suo punto di vista, come testimonianza consapevole, come racconto soggettivo, come documento interpretato in maniera assolutamente non universale. Si considera un “fotografo professionale con un grande hobby, la fotografia”. Scorrendo le foto e commentandole in maniera sarcastica, Erwitt ha condotto il pubblico in un viaggio da un capo all’altro del mondo, mostrando scene quotidiane così come eventi storici in immagini che sono ormai entrate nell’immaginario collettivo come “signature pictures” del fotografo. Concludendo il suo incontro, Erwitt ha rimarcato la necessità di una fotografia vera, fedele al reale, non ritoccata. La manipolazione fotografica va a intaccare il genere, trasformandolo in qualcos’altro.

A seguire si è aperto il workshop ViralTraces-Viral Competition. Prima del programma vero e proprio Roberta Novielli e Alide Cagidemetrio hanno presentato la Harvard Summer School, che quest’anno offrirà anche un workshop sul Ca’ Foscari Short Film Festival. La coordinatrice del workshop Valentina Re ha poi introdotto Paolo Davanzo e Lisa Marr – fondatori di Echo Park Film Center – e Daniele Lunghini, illustratore ed autore di cortometraggi animati premiati a livello internazionale.
La prima parte del programma si è svolta in un intenso dialogo tra Davanzo e la Marr, per i quali lo spirito è quello secondo cui il virale deve essere un modo per scambiare informazioni non ristretto ad un computer o alle proprie mura domestiche. Accettando internet e i media come un grande sistema di diffusione, bisogna impegnarsi a creare una comunità che sia reale e che si estrinsechi in rapporti personali, comunitari. Quasi come se si riportasse il cinema ai suoi primissimi anni, quando era uno spettacolo da fiera nel senso migliore del termine; una occasione di incontro collettivo. Per Daniele Lunghini, “Il virale è lanciare qualcosa senza sapere dove andrà a finire. La diffusione, all’inizio basata sull’oralità, si è evoluta fino a diventare un rapidissimo scambio di immagini, video, ribloggati eternamente attraverso i social network”. Conclude Lisa Marr auspicando una riscoperta della comunità che vada oltre quella del web; non in opposizione, ma in sinergia e complementarietà.
A seguire sono stati proiettati i 10 video selezionati per la Viral Competition; suggestioni e nuove tecnologie applicate a tracce di 30 secondi e senza dialoghi, nei quali ogni regista ha dato la sua particolare interpretazione di un tema a scelta tra: “rifiuti come tutto ciò che buttiamo, dimentichiamo, accantoniamo”, “il nudo degli oggetti” e “ reinventare le immagini”. Dalla scelta di mostrare un uomo che mangia una mela come esempio di un oggetto che rendiamo nudo con un morso, ad una visione più sociale del rifiuto nella quale vediamo un uomo rifiutare curriculum e gettarli via, accostandolo all’idea di persona come rifiuto, come non necessaria. Il pubblico del Festival ha decretato il vincitore con una grande maggioranza di voti; si tratta della traccia Old Habits of my friend junky di Francesco Del Zotto e Michelangelo Zoppini, che diventerà quindi la base di partenza per questo esperimento virale.

Largo spazio ai cortometraggi del Concorso internazionale, ben undici quelli proiettati quest’oggi, tra cui l’atteso esordio italiano Quell’estate al mare di Anita Rivaroli e Irene Tommasi, allieve del Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano. La storia è ambientata nella Riviera Adriatica nell’estate del 1964, in una colonia di bambini rigidamente accuditi dalle suore. Tutto ruota intorno al furto di un portafoglio e alle fantasie e ai ricordi che ad esso si legano attraverso il destino incrociato di uno di questi bambini e dell’uomo che è stato derubato. Le registe, che credono in un’idea di cinema basata sulla forza della semplicità e del realismo, riescono a tratteggiare incisivamente gli stati emotivi dei due personaggi principali partendo da una piccola dinamica e attraverso di essa far emergere un legame che, seppur fugace, diviene senza dubbio significativo per entrambi.

Historia muerta dello spagnolo Fran Mateau dall’Universidad de Alicante, è un’originale incursione in atmosfere gotiche e horror. Ambientato addirittura in due epoche diverse è incentrato sulla storia di Samuel, un vampiro alla ricerca della sua prossima vittima. Figura centrale però è quella di Isabella, essere sovrannaturale dalla bellezza diafana che cambierà la vita di Samuel irrimediabilmente. Per essere un cortometraggio che il regista definisce “senza budget”, è notevole l’atmosfera cupa che riesce a creare, così come la riflessione su quello che chiama il “rapido dinamismo morale” del nostro secolo contrapposto al Romanticismo e ai suoi amori impossibili.

La tedesca Claudia Hendel, dalla University of Film and Television of Munich, ha girato il suo Lucky Seven in Irlanda del Nord e guardando all’estetica estremamente essenziale e realistica del suo lavoro non è difficile capire il perché della scelta. Nella storia di questi tre giovani della periferia irlandese, chiari sono infatti gli echi di Sweet Sixteen di Ken Loach. Il vagabondare senza meta e senza alcun proposito di questi “dolci sedicenni”, l’abbandonarsi ad atti di violenza gratuita, sono il riflesso di una gioventù abbrutita e abbandonata a se stessa che vive alla giornata, senza alcuna speranza nel futuro.

Be Natural è l’unico corto in concorso provenienti dalla Svizzera. Il duo di registi Lukas Tiberio Klopfenstein e Giovanni Occhiuzzi dalla Scuola Universitaria professionale della Svizzera italiana di Lugano, imbastiscono una favola surreale sulla dipendenza dell’uomo dalle tecnologie e forniscono una possibile risposta alla crisi economica mondiale con una città che piomba improvvisamente al buio e un uomo in fuga verso qualcosa.

La regista indiana Arati Kadav del Whistling Woods International Institute, ha portato al Festival il suo cortometraggio Gulmohar, una delicata storia di amore giovanile, ideale e sincero. Un timido lattaio, durante il suo giro giornaliero, vede una nuova cliente in una locanda e se ne innamora. Troppo impacciato per rivolgerle la parola comincia a portare sul balcone della ragazza un fiore di un rosso accesso, il fiore di Gulmohar per esprimere il suo amore, ma come tutte le infatuazioni giovanili è destinata a sfiorire presto.

Awful wedded wife è la prima regia di Brendan Sweeney della Sydney Film School. Il corto vede il rapimento di una giovane donna il giorno del suo matrimonio da parte di uno strano personaggio vestito da cow-boy. Lei, scoprendo che si tratta di un ragazzo col quale aveva passato parte della sua infanzia, ricordando quei gioiosi momenti e la tenerezza dell’amore tra bambini, prenderà una decisione importante. Nel girarlo il regista era interessato soprattutto agli aspetti da commedia della sceneggiatura ed è riuscito a tirarne fuori quello che definisce come un corto “dolce, carino….e un po’ pazzo”.

Ancora Israele al Ca’ Foscari Short Film Festival con il lavoro di Eliyahu Zigdon dal Beit Berl Film School: Lavyan shel Ahava – Satellite of Love; un accattivante “mockumentary” sull’ascesa e caduta di una pop star locale. La tensione tra vita pubblica e vita privata diventa sempre più acuta tanto da portare la carriera della “It girl” sull’orlo del baratro. Quando però le viene proposto di fare un film sulla sua vita privata la musica riparte, in un modo o nell’altro. Il regista rappresenta l’ambiente della pop music israeliana da profondo conoscitore, esamina la strada della popolarità, della creazione istantanea di un mito, giocando con il carattere effimero della gloria di stelle create a tavolino dal business.

Un altro degli italiani “emigranti” del Festival è Federico Del Monte che ha presentato oggi il suo Samudra proveniente dall’indiana Satyajit Ray Film and Television Institute. Tra leggenda popolare e cruda realtà narra la storia di un bambino e di suo padre. Quando il secondo non torna da una delle sue uscite in mare, il bambino decide di seguirne le orme. Il regista definisce il suo un corto “post-neorealista”, ringraziando esplicitamente le novelle di Verga ed è chiara la forte impronta sociale del suo lavoro, atto a denunciare, in forma lirica, una delle tante morti “dimenticate” dell’India contemporanea.

Apele tac (Silent River) della rumena Anca Miruna Lazarescu e prodotto dalla tedesca University of Film and Television of Munich è un potente racconto di amicizia e speranza sullo sfondo della Romania di Ceaucescu. Gregor e Vali vorrebbero fuggire dal paese e organizzano un piano pur non fidandosi ciecamente l’uno dell’altro. Gli ostacoli che incontrano durante il loro percorso non fanno altro che acuire questa tensione, mentre lo spettatore è sempre più coinvolto in una narrazione che culmina in un tragico finale. Oltre alla ricostruzione d’epoca e alla fotografia professionale sorprende la capacità della regista di delineare personaggi a tutto tondo e i rapporti tra di essi. Valore aggiunto è il Danubio stesso, che nella notte decisiva diventa un’informe macchia scura in grado di fagocitare uomini e speranze.

Di nuovo l’India è stata protagonista di questa giornata di Festival con la proiezione di Beauty, prima regia di Torsha Banerjee. Beauty è una giovane che vive in un bordello con la madre. Mentre quest’ultima svolge il suo lavoro la ragazza è costretta a passare le sue notti in bagno. Quando nel bordello si presenta un giovane che presentato a Beauty, sembra possa nascere qualcosa di più di una iniziazione sessuale per entrambi. Il ragazzo torna più volte fin quando tra i due si instaura un dolce rapporto di confidenza, ma una notte fatale cambierà le loro vite. Delicato ritratto della gioventù “nascosta” indiana, Beauty è anche un cortometraggio sull’incomunicabilità e le barriere che la società frappone fra gli individui.

La programma di oggi del Concorso Internazionale si è concluso con la proiezione di Ordinary Compulsions del francese Vincent Ciciliato da Le Fresnoy. Al limite della video-arte, il cortometraggio vede comparire progressivamente su uno sfondo nero personaggi che eseguono in maniera compulsiva sempre lo stesso tipo di azione interagendo con un oggetto: una porta, un lavandino, una sedia…. Nessun dialogo, solo i rumori ripetitivi che emettono i personaggi interagendo con i loro oggetti e un suono teso, stridente, che aiuta a far entrare lo spettatore in una dimensione dominata dall’ansia. Il tempo in questo corto scorre prima lento, poi veloce, poi a scatti, ma sempre ossessivo. La scena è estremamente controllata, a fare da contrappeso ad una situazione nella quale cinque persone hanno perso il controllo.

A chiudere la terza giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival è stato l’atteso programma speciale dedicato alla scuola losangelina sui generis Echo Park Film Center, fondata dall’italianissimo Paolo Davanzo e da Lisa Marr, entrambi presenti al Festival, che hanno definito la loro scuola come una “anti-Hollywood”. Hanno costruito un pulmino, il Cinebus, con materiali riciclati e carburante ecocompatibile, allo scopo di girare l’America e diffondere cortometraggi sperimentali, proiettati gratuitamente. Organizzazione no profit attiva dal 1992, l’Echo Park ha fornito libero accesso alle risorse audiovisive concentrandosi in particolare a sensibilizzare la fascia dei giovani “a rischio” ma non solo, al fine di creare uno spazio di condivisione creativo tra registi e amanti del cinema. I due fondatori hanno presentato all’Auditorium tre lavori provenienti dalla loro scuola: The Sound We See: A Los Angeles Synphony, Edendale Follies e The Here & Now Around the World.

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Di seguito il programma di domani sabato 31 marzo, giornata di chiusura del festival:

ore 15.00 Concorso Internazionale
– Jelly Jeff
– Shtormovoje preduprezhdeniye
– Ainult meie kolm
– Made Up
– Sonor

ore 19.30 Cerimonia di chiusura
con gli eventi:
Washout Project Live Set
The Professor di Charlie Chaplin con sonorizzazione dal vivo di Elettrofoscari

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Organizzazione
Prof.ssa Maria Roberta Novielli
Dorsoduro 3484/D – 30123 Venezia
Telefono: 041 234 6254
Email: cafoscaricinema@unive.it

Ufficio Stampa
Studio Morabito
Via Amerigo Vespucci, 57 – 00153 Roma
Telefono: 06 573 00825
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con la collaborazione di:
Eugenio De Angelis e Gruppo Ufficio Stampa Ca’ Foscari Short Film Festival

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Dorsoduro 3246 – 30123 Venezia
Telefono: 041 234 8358
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The Auditorium Santa Margherita, crowned of students and photography lovers, gave the photographer Elliott Erwitt a warm welcome, which has inaugurated in Venice during these days a personal show, entitles “Photographs as tales“, by Denis Curtis. After the opening speech by the vice-rector of the cultural activities, prof. Silvia Bruni, the event started with the introduction of Curtis. He underlined how Erwitt’s activity is constant and wide, from the professional photography to the amateur one. His activity at Magnum Agency, with the collaboration of other photographers such as Robert Capa and Henri Cartier-Bresson, is characterized by a strong and concise irony, which is able to match the smile to the reflections about the events represented. The famous photographer Ferdinando Scianna defined Erwitt as the Woody Allen of photography. This irony emerges also from the tales of the old photographer, which is emerged like a narrator through images, able to solve a story with a photograph. The photographer, according to Erwitt, isn’t just a witness of events, but he determines and declares his point of view. He is an aware witness, he is a subjective tale, he interprets a document in a no-universal way. Erwitt consider himself like a professional photographer with a great hoppy, photography. Showing his photos and commenting them in a sarcastic way, Erwitt leaded the audience to a voyage all over the world. His photos are pictures of every day life, but also historic events that are in the collective imaginary as “signature pictures” of the photographer. Concluding his speech, Erwitt pointed out a real photography, loyal to what is real, untouched. The photographic manipulation touches the genre, moving it into something else.

The workshop ViralTraces-Viral Competition followed. After opening the workshop, Roberta Novielli and Alide Cagidemetrio presented Harvard Summer School, which is going to offer this year a workshop about the Ca’ Foscari Short Film Festival. The workshop coordinator, Valentina Re introduced then Paolo Davanzo and Lisa Marr – the founders of the Echo Park Film Centre – and Daniele Lunghini, illustrator and authors of animated short films awarded internationally. The first part of the program consisted in an intense dialogue between Davanzo and Marr; according to them the spirit of the viral is sharing information in an area that goes beyond a computer or a house. Considering Internet and the medias as a great opportunity to share information, the viral needs a community that is real, with personal relationships, a real community. It is very similar to the cinema in its first years, when it was a fair show in its better meaning: an opportunity to meeting all together. According to Daniele Lunghini, “the viral is throwing something without knowing where it will end up. The sharing was originally based on orality, while now it evolves until it becomes a very fast sharing of images, videos, eternally shared through the social networks.” Lisa Marr ends the workshop, hoping for a new discovery of the idea of community, beyond the web. Not in opposition, but in collaboration and synergy.

After this first part, 10 selected videos for the Viral Competition have been screened. They are tracks of 30 seconds, with no dialogues, in which have been used new technologies and techniques. Every director chose among three themes: “wastes as everything we trash, forget, put aside”, “objects naked” and “recreating images”. A director showed a man eating an apple as an example of an object which is naked with a bite; another director chose a more social vision of the waste, in which we watch a man rejecting curriculums and throwing them away, symbolising the idea of a person as waste, as no necessary. The audience of the Festival chose the winner with a large amount of votes; the track Old habits of my friend junky won, by Francesco Del Zotto and Michelangelo Zoppini. It will become the departure for this viral experiment.

A wide space in the program was dedicated to the short films of the International Competition; today eleven short films has been screened, among which the longed-for Italian exordium That summer by the sea by Anita Rivaroli and Irene Tommasi. They are students at the Experimental centre of cinema in Milan. The short film is set at the Adriatic Coast during the summer of 1964, in a holiday camp for children, looked after by the nuns. The entire story revolves the stealing of a wallet and the fantasies and remembers linked to it through the crossed destiny of one of these children and of the victim of the robbery. The directors, who believe in an idea of cinema based on the strength of simplicity and realism, manage to show the emotional condition of the two main characters starting from a very little dynamic and through it they manage to create a bound that, even if it is fleeting, is revealing for both of them.

Historia muerta by the Spanish director Fran Mateau from the Alicante University is an original incursion in gothic and horror atmospheres. It is set in two different centuries and it is focused on Samuel’s story, a vampire who is searching for his next victim. However, the main character is Isabella, a pale supernatural being that will change Samuel’s life frever. For being a short film defined by the directors “with no budget”, the dark atmosphere recreated is notable, as the reflection about what is called “fast moral dynamism” of our century, opposed to Romanticism and impossible loves.

The German director Claudia Hendel, from the University of film and television in Monaco, shot her Lucky Seven in the north of Ireland, and looking at the essential and realistic aesthetic of her work is not so difficult to understand the reason of the choice. In the story of three young men in the Irish suburbs, the echoes of Sweet Sixteen by Ken Loach are clear.  The wandering without a goal or an aim of these “sweet sixteen”, the indulge of free act of violence, are the reflection of an abandoned and ugly youth that lives hand to mouth, without any hope in the future .

Be Natural is the only short film of the competition coming from Switzerland. The two directors Lukas Tiberio Klopfenstein and Giovanni Occhiuzzi from the Scuola Universitaria professionale della Svizzera italiana (Professional University of the Italian Switzerland) in Lugano outline a surreal fairytale about man’s dependence on technology and give a possible answer to the world economic crash by showing a city which suddenly sinks into darkness and a man escaping from something.

The Indian director Arati Kadav from the Whistling Woods International Institute brought to the Festival her short film Gulmohar. The short film talks about a delicate young love story, which is ideal and sincere. A shy milkman, during one of his daily rounds, sees a new female customer inside an inn and falls in love with her. He is too embarrassed to speak to her, so he starts putting on her windowsill a bright red Gulmohar flower to express his love. However, as all the crushes, it is doomed to fade soon.

Awful wedded wife is the first short film directed by Brendan Sweeney from Sydney Film School. This short film shows the kidnapping of a young girl on her wedding day by a weird character dressed like a cowboy. The bride, finding out that he is a boy with who she spent a part of her childhood, remembering the joyful time they spent together and the tender love between kids, will take an important decision. During the shooting of the film, the director was mostly interested in the comedy aspects of the screenplay and for this reason he was able to create what he call “a sweet, nice…and a bit crazy” short film.

Another Israeli director was welcomed at the Ca’ Foscari Short Film Festival. We are talking about Eliyahu Zigdon from Beit Berl Film School with Lavyan shel Ahava – Satellite of Love. It is a catchy “mockumentary” about the rise and fall of a local pop star. In this short film, the tension between public and private life becomes so hard that the career of the “It girl” is on the brink of a precipice. However, when she is proposed to shoot a film on her private life, somehow her music becomes to be famous again. The director represents, from the position of a real connoisseur, the Israeli pop music environment; he examines the street for fame and the instantaneous creation of a myth by playing with the ephemeral or glorious character of stars artificially created by business.

Another Italian “emigrant” of the Festival is Federico Del Monte coming from the Satyajit Ray Film and Television Institute who presented today his short film Samudra. This short film portrays, between popular legend and crude reality, the story of a kid and his father. When the father doesn’t come home from one of his sea trips, the son decides to follow his footsteps. The director defines his short film as “neo-realistic”, without hiding an explicit thank to Verga’s tales. In his work there is a strong social focus to denounce, in a lyrical form, one of contemporary India’s “forgotten” deaths.

Apele tac (Silent River) shot by the Rumanian Anca Miruna Lazarescu and produced by the German University of Film and Television in Monaco, is a powerful tale about hope and friendship on the background of Ceaucescu’s Romania. Gregor and Vali study a plan to escape from their country even if they don’t trust each other completely. The obstacles they face in their path increase this tension, while the audience is involved in a narration which ends in tragedy. Besides the reconstruction of the age and the professional photography, it’s surprising the director’s ability of representing round characters and the relationship among them. More value is given by the Danube itself that becomes a shapeless dark spot which can eat men and hopes during the crucial night.

India has been protagonist of today’s Festival also with the projection of Beauty, first shooting by Torsha Banerjee. Beauty is a young girl who lives in a whorehouse with her mother who work there as a prostitute while the girl spends her night in the bathroom. When a young boy arrives at the whorehouse and introduces himself to Beauty, it seems as there could be the possibility for something more than a sexual initiation for both of them. The boy comes several times at the whorehouse until when they establish a sweet relationship of confidence. But a fatal night will change their lives. Beauty is both a portrait of the “hidden” Indian youth and a short film about the incommunicableness and the barriers that society interposes among people.

The program of the International Competition concluded today with the projection of Ordinary Compulsions by the French Vincent Ciciliato from Le Fresnoy. At the limit of the video-art, the short film shows on a black background characters who do repeatedly the same kind of action interacting with an object: a door, a sink, a chair… There is no dialogue, but only the repeated noises created by the characters interacting with their objects and a screeching and tense sound which help the audience entering into an anxious dimension. The time in this short film flows at first slowly, then fast, then jerkily, but always obsessively. The scene is extremely controlled, opposed to a situation in which five people have lost their control.

The third day of the Ca’ Foscari Short Film Festival concluded with the awaited special program devoted to the atypical losangelina school Echo Park Film Center. The school was founded by the Italian Paolo Davanzo and by Lisa Marr, both present at the Festival, who defined their school as “anti-Hollywood”. They built a bus, the Cinebus, made of recycled material and working with environmentally friendly fuel in order to travel America and spread experimental short films projected for free. This non-profit organization founded in 1992, gave free access to the audiovisual resources focusing especially on the awareness campaign for young people “at risk” but not only, in order to create a creative space of sharing between directors and cinema lovers. The two founders presented at the Auditorium three works coming from their school: The Sound We See: A Los Angeles Symphony, Edendale Follies and The here and Now Around the World.

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Coordinator
Prof.ssa Maria Roberta Novielli
Dorsoduro 3484/D – 30123 Venezia
Telefono: 041 234 6254
Email: cafoscaricinema@unive.it

Press Office
Studio Morabito
Via Amerigo Vespucci, 57 – 00153 Roma
Telefono: 06 573 00825
Email: info@mimmomorabito.it

with the collaboration of:  Eugenio De Angelis and Gruppo Ufficio Stampa Ca’ Foscari Short Film Festival

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English version by: Veronica Forin & Giada Gambato

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