Notizie dal Festival


I giovani registi si raccontano

(seconda parte)

Intervista a Thomas Hessmann e Stefan Siebert di Sweet Sea Breeze, al norvegese Bård Føsker di A Gay in Marrakesch e a Ilaria Bendazzi, regista di Evergreen

 

Continuano all’Auditorium Santa Margherita gli incontri con i registi dei cortometraggi in concorso, proiettati nelle prime giornate del Festival. Süße Seeluft – Sweet Sea Breeze di Thomas Hessmann e Stefan Siebert, racconta di come il vecchio marinaio Fritz decida di intraprendere il suo ultimo viaggio in mare, dopo la morte dell’amata moglie Frieda. Grazie anche all’incontro con un giovane, costretto a passare del tempo con il marinaio, Süße Seeluft – Sweet Sea Breeze racconta il desiderio e la passione che sono nascosti dentro ogni individuo. Thomas Hessmann e Stefan Siebert, accomunati dalla passione per il cinema e le serie tv, si sono conosciuti ben dieci anni fa tra i banchi del corso in communication design dell’Università di Düsseldorf. Quando hanno deciso di lavorare insieme a un corto, hanno subito pensato alla figura di un vecchio irritabile e amante del mare, traendo spunto soprattutto dalle tecniche narrative della serie tv I Soprano. I due registi sono così riusciti a realizzare un corto drammatico, ma al tempo stesso divertente che fa riflettere su come la vita possa subire svolte improvvise. Dopo aver avuto un grande successo nazionale, Thomas Hessman e Stefan Siebert hanno deciso di portare il loro lavoro al Ca’ Foscari Short Film Festival, che ha dato loro la possibilità di promuovere Süße Seeluft – Sweet Sea Breeze a livello internazionale.

Altra opera in concorso è En homo i Marrakech del regista norvegese Bård Føsker. Il corto racconta di quando la sua classe ha fatto un viaggio in Marocco, dove il regista ha avuto modo di riflettere sulla situazione degli omosessuali in quel Paese. Bård Føsker ha studiato mass media e comunicazione alle scuole superiori e poi all’università, appassionandosi sempre più al cinema e a registi quali Steven Spielberg, Michael Bay e Lars Von Trier. En homo in Marrakesh è stato girato durante un viaggio scolastico, proprio per sottolineare la distanza che esiste tra il Marocco, dove essere omosessuali è un reato, ela Norvegia. Anzi, la realizzazione del corto è stata una vera e propria impresa, proprio perché la classe non aveva il permesso di girare un film a Marrakech. In meno di quindici minuti, il regista è dunque riuscito a spiegare come sia difficoltoso non essere accettati in un Paese comunque non lontanissimo da noi. Anche il regista norvegese è rimasto particolarmente colpito dal Festival, proprio perché, attraverso questa vetrina, è riuscito a entrare in contatto con altri registi di cortometraggi a lui finora sconosciuti.

Ilaria Bendazzi ha presentato all’Auditorium Santa Margherita il suo cortometraggio Evergreen in competizione per il concorso internazionale. Evergreen è una biblioteca magica dove gli scrittori diventano immortali donando le loro storie. Il cortometraggio si presenta come una fiaba moderna, in cui la protagonista, Talisa, cerca di guadagnare l’immortalità. Ilaria Bendazzi ha studiato al conservatorio e, solo successivamente, ha cominciato ad occuparsi di cinema, la sua vera passione. Ha realizzato il suo primo cortometraggio all’università di Bournemouth e poi si è trasferita a Londra. Per la realizzazione di questo corto, la regista è stata ispirata principalmente dalla sua passione per Harry Potter e L’ombra del vento che, uniti al problema del maltempo londinese, hanno fatto ricadere la scelta dell’ambientazione su una libreria misteriosa. Soltanto grazie alla spinta dei parenti la regista si è infine convinta a iscrivere il proprio lavoro allo Short, considerandolo  una buona occasione per vedere il suo corto proiettato per la prima volta.

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