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Intervista a Hu Yang Yi

Leaving With The Cloud, Hu Yang Yi, China/UK

 

Da dove nasce l’idea di questo film?

L’idea nasce dalla mia stessa esperienza di vita. Da bambino vivevo con i miei nonni. Avevamo una grande famiglia. Tutti i parenti venivano a far visita ai nonni, e spesso si cenava tutti insieme. Ma dopo la morte di mio nonno, io e la nonna siamo andati a vivere dai miei genitori e i parenti non sono più venuti così spesso a cena. Con il progresso cinese Pechino è cambiata moltissimo. Ma come abitante di quella città non ritrovo più l’odore del passato, oggi quando cammino per le strade sento che i primi odori che si percepiscono sono quelli dell’indifferenza e del denaro. C’è una grande distanza tra le persone che vivono lì. Anche in una famiglia, c’è ancora distanza tra i membri. Quindi volevo girare un film sul cambiamento di Pechino e la distanza tra i suoi abitanti e tra i membri di una famiglia.

Cosa ti ha ispirato?

Sono stato ispirato dai film di Yasujiro Ozu. Quando ho visto i suoi Viaggio a Tokyo, Tarda primavera e L’autunno della famiglia Kohayagawa sono stato colpito dall’atmosfera tradizionale orientale. I suoi film riguardano sempre i cambiamenti nelle famiglie tradizionali giapponesi. In ogni film le relazioni tra i membri famigliari sono molto simili. Ozu elimina i conflitti drammatici e imposta il film su un timbro di tranquillità. Mi piace questo stile, perché voglio usare i miei film per mostrare il ritmo della vita reale che non ha molti momenti drammatici. Ozu mi ha influenzato moltissimo. Volevo girare un film sulla distanza tra i membri di una famiglia tradizionale di Pechino, mostrando l’atmosfera orientale. Così ho scritto questa storia e l’ho diretta.

 

Ci sono stati altri registi a cui ti sei riferito durante le riprese?

Durante le riprese ho pensato a Ozu, a Michelandelo Antonioni e a Tsai Ming-liang. Nel mio film c’erano delle metafore visive e sonore. Mi sono chiesto come gestirle nella posizione, il movimento, la forma, l’inquadratura, il colore e la luce. Penso che Ozu, Michelandelo Antonioni e Tsai Ming-liang siano molto abili nell’inserire metafore nei loro film e che il loro sistema sia di altissimo livello. Così quando abbiamo girato questo film ho cercato di trovare un modo per combinare le loro abilità con il mio stile estetico.

 

Cosa vorresti comunicare con questo film?

Il mio film ha uno stile culturale molto orientale. Vorrei davvero comunicare con il pubblico italiano e con gli altri registi per capire se comprendono questa storia, se ne colgono il tema, la gente, la vita e le relazioni. Vorrei anche comunicare lo stile del film, come i lunghi piani immobili e la recitazione dei personaggi.

 

Qual è stata la parte più difficile del tuo lavoro?

Penso che la parte più difficile sia stata trovare il budget. Per questo tipo di cortometraggi è molto difficile trovare sponsorizzazioni in Cina. Preferiscono sempre puntare su film commerciali.

 

Sei stato aiutato dalla tua università?

La mia scuola mi ha aiutato a mettere a punto la sceneggiatura e a trovare i membri dello staff.

 

Intervista di Eva Mazzero

Dan

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