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Intervista a Iina Lempiäinen

Hiljaiset ystävät, Iina Lempiäinen, Finland

 

Come mai hai scelto il bullismo come soggetto del tuo film? Come hai lavorato su questo progetto?

Per tutta la mia giovinezza sono stata vittima di bullismo da parte di molte persone. Ero sicura di non aver mai visto un film che trattasse questo problema in modo ideoneo. Sono quasi tutti realizzati dal punto di vista della vittima. Le mie esperienze di bullismo non hanno mai avuto degli epiloghi felici. Anche se si discuteva delle situazioni con I miei persecutori e ci stringevamo la mano, non si sarebbero fermata. Del resto è molto, molto difficile capire cosa provi una vittima se non l’hai sperimentato da te. Naturalmente a tutti capita di essere feriti dagli altri, ma il bullismo perpetuato nel tempo è molto di più, è come la persecuzione. Per questo non ho volute usare il punto di vista della vittima. Ho volute che la gente cominciasse a pensare alla testimoni silenziosi. Qual è il loro ruolo in quest’ambito? Cosa provano? Il loro ruolo è incredibilmente importante.

 

Ci sono artisti o registi a cui ti sei riferita per trarre ispirazione per il tuo lavoro? Quali sono le maggiori influenze filmiche?

Le sensazioni realistiche sono molto importanti per me. Quando giro un film ambientato nel mondo reale, la recitazione dev’essere perfetta e naturale. Ho notato che cerco le stesse sensazioni che Lars Von Trier o forse anche più Thomas Vinterberg creano nei propri film. Sembra come se tutto fosse esattamente come dovrebbe essere: natural. Il focus è sulla recitazione e su come evolve la storia. Lavorando su The Silence of Our Friends ho tratto molto coraggio da Carnage di Roman Polanski. Si tratta di un film con solo quattro attori e una location. Uno dei migliori film che abbia mail visto. Mi ha trasmesso la consapevolezza di non dover necessariamente usare qualcosa in un film se non ce n’è il bisogno. Noi non abbiamo usato la musica proprio perché non funzionava con intensità. Sembra una base inconsistente. Non abbiamo usato bambini perché questo film non è su di loro, ma riguarda l’atteggiamento dei parenti verso il bullismo.

 

Qual è il tuo prossimo progetto?

Mi piacciono tantissimo i film davvero molto corti. In questo momento sto scrivendo la sceneggiatura di uno di tre minuti e ho in progetto di riunire diversi corti con un tema convergente. Dovrebbero funzionare nell’insieme come un’unica opera d’arte, e allo stesso tempo come un lungo cortometraggio. Una specie di Nine Lives di Rodrigo Garcia.

 

Intervista di Dania Hussein

Dan

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