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Intervista a Rene Maurin

Svetlo črna, Rene Maurin, Slovenia

Da dove nasce l’idea per il film?

Penso che le idee siano creature enigmatiche. Esse dimorano in tutto ciò che ci circonda, tanto che difficilmente le notiamo. Altre volte appaiono violentemente nelle nostre menti, spesso quando non le stiamo cercando. Bright Black è una combinazione delle due. Mi interesso molto alle culture tradizionali, come le leggende folkloristiche, e mi sono imbattuto sul motivo dei “supplement dreams” nella leggenda giapponese Miso kai bashi (The Miso Seller Bridge). Ho iniziato a costruire il film intorno a questo motivo, ignorando il resto della storia per ovvie ragioni. Altre idee hanno invece un’origine varia, principalmente legata a un certo “Stato della Nazione”, visto in modo personale. In ogni caso mi piace che siano le idee a servire il discorso intorno al tema e non il contrario. Bright Black è uno dei racconti (e sceneggiature) che sto sviluppando sotto il nome di “Racconti dalla Slovenia”. Ognuno di essi ha lo scopo di toccare alcuni aspetti della vita caratteristici delle culture slave post-comuniste. Spero di poterne filmare ancora in futuro.

 

Cosa pensa dei sogni? Intendendo sia quelli che facciamo durante il sonno sia quelli che le persone fanno immaginando le loro vite. (Lei dice: “I sogni diventano realtà… i sogni degli altri”)

Certamente I sogni, in entrambe le versioni, hanno le loro funzioni psicologiche e i loro meccanismi. Non credo che i sogni abbiano davvero delle capacità di preveggenti, anche se

certo alcuni di questi casi esistono. Per quanto riguarda Bright Black, non ero tanto interessato alla natura quanto piuttosto alla nostra percezione dei sogni. Nella realtà osserviamo le persone raggiungere, avere o essere qualcosa che noi sogniamo, ma non che loro hanno sognato, finendo per non raggiungere loro stessi. Questo apre la questione: quali sono i nostri veri sogni? Una poltrona piena di soldi? Una soddisfacente relazione amorosa? Fissare il soffitto tutto il giorno? I sogni sono veramente nostri o ci sono imposti dai media, dalla società e dal consumismo?

 

Lei dice che “i media fomentano i cliché dei sogni, della fortuna improvvisa, dell’amore, e che lei vorrebbe mostrare valori più grandi da seguire ed eventi più incredibili da aspettarsi”. Riguardo ai valori più grandi, ci può dire qualcosa in più? Nel film traspaiono generosità, gentilezza, libertà… pensava anche a qualcos’altro?

Proprio come dici. I valori, che stanno diventando sempre di più una debole rarità, rimarranno invece per sempre il fondamento di una società stabile e funzionale. Scoprire improvvisamente questi valori dentro di sé, dev’essere una fantastica occasione. Non tanto per il suo aspetto etico, ma perché questa è la sola vera unicità rimasta in un mondo dove tutti hanno bisogno di essere “speciali”. Le persone che riescono a vedere l’importanza di essere prima di tutto degli esseri umani integri sono rare e devono possedere una vera forza. Spero di essere uno di loro.
 

La “Speranza” è un valore positivo che si oppone ai “Costi” o è anch’essa un’illusione?

Proprio come i sogni e l’amore, la speranza diventa anch’essa una comodità. Le sue contraffazioni sono vendute come false borse di design nei campi di Venezia. I turisti sanno che sono finte, ma continuano a comprarle. Si sentono chic, ricchi e felici per un istante. Nessuno baderà più all’oggetto una volta che sarà finito in fondo a un armadio due mesi dopo. Perciò sono entrambe le cose che dici. Essenzialmente è un valore positivo, ma ancora una volta, abbiamo imparato a simularlo e monetizzarlo. Ed è molto più difficile distinguere una falsa speranza da una falsa borsa di Prada.

 

C’è un artista o un filosofo il cui punto di vista è particolarmente importante o interessante per lei, qualcuno di cui ammira il pensiero?

Ammiro profondamente una miriade di artisti e pensatori, e ho sempre trovato difficile classificarli in una “hit parade” a causa di limiti di spazio. Se comincio a pensare a cosa mi influenza, appare piuttosto aleatorio e disordinato. Mi imbarazza in un certo senso perché mi fa sentire come se non possedessi un concetto ben strutturato, un’identità artistica o una purezza formale. Quindi diciamo che in questo momento sto esplorando e amando i concerti per violoncelo di Beethoven, i concetti storico-estetici giapponesi, Giacomo Leopardi, Bronislaw Malinowski e altri. Sembra che i miei interessi e gusti siano indomabili e nomadi…

 

La musica del film ci fa sentire sospesi, cosa ci può dire riguardo ad essa?

Sebastian sarebbe felice di sentire questo. La partitura attuale è stato un lavoro di intuizione, ma Sebastian era stufo dei sintetizzatori e dei cliché musicali dei film. Ha suggerito una piccola strumentazione medio-europea. La sua idea era di utilizzare contrabbasso, violoncello e cimbalom, da registrare live con i veri strumenti. Abbiamo iniziato a cercare un suonatore di cimbalom, che non è così facile da trovare in Slovenia. Ne ho trovata una fantastica. L’unico problema è che, non suonava il cimbalom! Avevo confuso cimbalom e zither… Le sessioni di registrazione erano già programmate quando ci siamo accorti del mio vergognoso errore! Stranamente, Sebastian iniziò ad apprezzarlo ancora di più, ed è così che abbiamo finito per utilizzare questa strumentazione molto tipica e “démodé, utilizzando la forma del valzer che trasporta già in sé stessa un’atmosfera di sospensione.
Intervista di Valentina Gonzo

Dan

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