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Intervista ai giurati del Concorso Internazionale

Intervista ai giurati del Concorso Internazionale:

Keiko Kusakabe, Kumar Shahani e Luca Miniero

 

Luca Miniero si trova in questi giorni a Venezia in qualità di giurato per il Concorso Internazionale del Ca’ Foscari Short Film Festival insieme a Keiko Kusakabe e Kumar Shahani. Il regista ha realizzato alcuni dei più grandi successi del box office italiano degli ultimi anni come Benvenuti al Sud, il seguito Benvenuti al Nord e il recentissimo Un boss in salotto.

Parlando delle tematiche dei suoi film, incentrate spesso sulle differenze tra Italia settentrionale e meridionale, Miniero conferma che l’ironia è un ottimo mezzo per superare gli stereotipi e affrontare temi più impegnativi come la camorra; è questo, infatti, il caso del suo ultimo film Un boss in salotto. Il regista ha anche ricordato di come agli esordi abbia collaborato con Paolo Genovese, autore, tra gli altri, di film come Immaturi, Immaturi – il viaggio e Tutta colpa di Freud. Dopo essersi incontrati a Roma, i due hanno stretto una forte collaborazione, partendo proprio dai cortometraggi. Il regista ironizza sul fatto che la fine della loro collaborazione abbia portato ad importanti successi per entrambi, senza che questo abbia influito sulla loro amicizia.

Oltre al cinema, Miniero ha alle spalle anche numerose esperienze televisive,  dirigendo lavori come Ho sposato uno sbirro 2. Non si preclude altre produzioni per il piccolo schermo, tuttavia al momento è più focalizzato sul mondo della pubblicità e, soprattutto, sui lungometraggi, cosa che non gli permetterebbe di tenere il passo con i tempi rapidi della produzione televisiva.

Domandandogli quali fonti di ispirazione avrebbe menzionato se si fosse trovato al posto di Paolo Sorrentino la notte degli Oscar, Miniero ha elencato la cultura e il teatro napoletani, la commedia italiana classica e la realtà in tutte le sue forme. Riguardo al Festival, il giurato si è detto davvero soddisfatto della selezione dei cortometraggi in gara e si è congratulato per l’ottima organizzazione. Inoltre, ha ritenuto che la varietà delle proposte offerta dallo Short sia a un livello davvero elevato rispetto ad altri eventi simili, anche per quanto riguarda l’ambito dell’animazione, alla quale contribuisce sicuramente anche la splendida cornice veneziana.

 

Per Kumar Shahani, fondamentale regista del Nuovo Cinema indiano, l’interesse per il cinema nasce in tenera età, quando il padre, uscendo per passeggiare, lo accompagnava al cinema per poi tornare a riprenderlo una volta terminata la proiezione. Le sue fonti di ispirazione non derivano però dalla cultura popolare cinematografica indiana, che ritiene essere poco spontanea e costruita a immagine di quella di Hollywood, quanto piuttosto dal folklore del suo paese, quell’insieme di tradizioni e costumi innati e non artificiosi. Con una carriera ormai quarantennale alle spalle, Shahani ha potuto osservare i molti cambiamenti che hanno mutato il mondo del cinema, che lo porta a chiedersi se effettivamente ci possa essere un futuro per l’arte cinematografica. L’attuale situazione è infatti disastrosa nell’opinione del regista, perché questa crisi non è solo tecnologica, ma è soprattutto morale e le persone del settore non possono rimanere indifferente di fronte a questo problema che coinvolge principalmente i giovani.

Shahani crede che la popolarità che sta acquisendo il cinema indiano nel mondo abbia sia aspetti positivi che negativi. Se da un lato lo scambio culturale  costituisce una fonte di arricchimento per i giovani che sono portati così a studiare sempre nuove lingue, dall’altro c’è la paura che i risultati ottenuti siano solo frutto di imitazione. Alla rituale domanda riguardante il Festival, Shahani ha risposto in maniera entusiasta, arrivando ad affermare che sono proprio iniziative come questa che gli fanno apprezzare la vita.

 

La produttrice e distributrice giapponese Keiko Kusakabe, tra i cui successi si annoverano, oltre che la scoperta di Nanni Moretti in Giappone, anche opere fondamentali per la cinematografia nipponica contemporanea, come quelle di Shin’ya Tsukamoto e Sogo Ishii. La situazione attuale del Giappone però non è rosea secondo la produttrice, perché le persone, soprattutto i giovani, non vanno più al cinema e se vedono film, preferiscono farlo con altri metodi di fruizione.

Per quanto riguarda lo Short ha sottolineato come, da giapponese, lo Short rappresenti un evento strabiliante, non solo perché organizzato direttamente da un’università, ma anche perché tutte le proiezioni sono a ingresso libero, una condizione impensabile nel suo paese. Inoltre anche lei ha riscontrato nelle opere in Concorso una tendenza principale che riguarda la rappresentazione della violenza nelle sue varie forme. Al tempo stesso ha tenuto a sottolineare come la selezione delle 30 opere di quest’anno sia stata di altissima qualità e la scelta del vincitore, di conseguenza, davvero molto difficile.

La Kusakabe è famosa soprattutto per aver prodotto alcune delle opere indipendenti più importanti del panorama giapponese contemporaneo, ma la sua personalità è alla ricerca sempre di nuovo esperienze e nuove sfide, perciò non si preclude l’opportunità di produrre anche opere più commerciali. Per lo stesso motivo, pur non dicendosi interessata a passare dall’altra parte della macchina da presa, ha sempre accolto positivamente la possibilità di fare qualche apparizione come attrice, come accaduto per A Snake of June di Shin’ya Tsukamoto. Esperienze nelle quali si è divertita molto anche perché, afferma, per una volta non ha dovuto pensare a nulla, solo a seguire le indicazioni dei registi.

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