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Intervista a Joachim Huveneers

I wish my life, Joachim Huveneers, Belgium

 

Cosa la attrae principalmente del cinema?

Quando avevo 10 anni, andai al cinema per la prima volta nella mia vita. Ricordo quel giorno come fosse oggi. Era il 1993, i miei genitori mi vennero a prendere prima del solito all’allenamento di calcio. “Andiamo a cinema!” mi dissero, e persino questo mi diede un’emozione speciale. Così andammo a vedere il nuovo blockbuster di Steven Spielberg: Jurassic Park. Per me, è stata pura magia. Sia il gramde schermo che il film. Sai, per un bambino della mia età all’epoca guardare questo film per la prima volta sul grande schermo era un’esperienza oltre ogni immaginazione. Non dimenticherò mai quella sensazione. Quello era il cinema nella sua forma più pura (per me in quel momento). Naturalmente mi piacevano anche i film in tv, ne guardavo molti, ma il grande schermo li rendeva molto speciali per me, perché è là che il vero cinema raggiunge la sua perfezione. Quindi penso che quando guardo un film, mi piace dimenticarmi della mia vita per un po’, per lasciarmi risucchiare da questo nuovo mondo fittizio che è il cinema.

Da cosa o da quali registi trae ispirazione?

Ho molte ispirazioni, molte di esse provengono dalla mia infanzia, perché certi film, serie, anime che mi sono veramente piaciuti mi hanno dato sensazioni veramente importanti. Adesso quando guardo qualcosa che mi era piaciuto all’epoca, mi viene una totale nostalgia. E qualche volta è da ciò che traggo ispirazione per i miei cortometraggi. Con i miei corti vorrei trasmettere agli spettatori almeno una di queste sensazioni. Provo a ricostruire questa sensazione in una propria configurazione. Naturalmente l’ispirazione proviente da qualsiasi posto, dalle persone che conosco, i film che guardo, la musica che ascolto, i videogiochi con cui gioco, i libri che leggo, la mia infanzia, la mia vita oggi. Alcuni registi che ammiro sono Akira Kurosawa, Sergio Leone, Stanley Kubrick e James Cameron. Una lista di registi molto differenti, certo, ma apprezzo la strada che loro hanno voluto intraprendere per cambiare le cose. Kurosawa per come rivela una storia, Leone per il suo stile fantastico, Kubrick per il solo fatto di essere Kubrick… ha fatto molte cose, tecnicamente era superbo e rivoluzionario, il suo modo di raccontare una storia era molto intelligente. E infine James Cameron per il livello a cui porta i suoi grandi film, che tecnicamente sono la cosa migliore che si può fare per giungere ad un grande pubblico. Queste cose mi danno l’ispirazione per provare con più determinazione ogni volta che faccio un film.

Vi sono tematiche o storie in particolare che le piacerebbe affrontare con quest’arte?

La storia dei miei film ha sempre un po’ di critica verso il comportamento umano. “I wish my life” è una critica agli esseri umani e alla loro mancanza di rispetto per le loro stesse creazioni, volendo controllare ogni cosa, mettendo sempre se stessi in primo piano. Se loro creano un organismo vivente, pensano per prima cosa ai benefici che ne trarranno. Mi piace dare la mia visione su questo. L’uomo moderno e le sue stesse necessità primarie di un uomo preistorico.

Intervista di Anna Sartor

Dan

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