Notizie dal Festival


Lo sguardo sospeso. Intervista a Elisabetta Di Sopra

 

L’unione di molteplici forme d’arte nell’antinarratività della videoarte

In questa seconda giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival, tra i tanti programmi presentati, troviamo il programma speciale curato dalla videoartista Elisabetta Di Sopra, incentrato sull’antinarratività della videoarte.

Lo sguardo sospeso non è nient’altro che lo sguardo dello spettatore, estraniato almeno per un istante da ciò che lo circonda.

In questo caso, è dunque impreciso parlare di cortometraggi poiché la videoarte presenta processi anti-narrativi. Al girato si unisce l’elemento “corpo” che è espressione artistica e caratteristica della videoarte; la si può considerare una sorta di poesia visiva. Il tema che traspare, pur non essendo dichiarato esplicitamente, è quello dell’individuo, in particolare quello della propria individualità e del senso d’isolamento. Questo programma speciale può essere considerato l’unione di molteplici forme d’arte e non può che essere il riconoscimento dell’evoluzione compiuta dal Ca’ Foscari Short Film Festival in questi quattro anni, grazie anche alla sensibilità della direttore artistico, Roberta Novielli, nei confronti dell’arte.

I video presentati all’interno di questo programma speciale sono realizzati dagli videoartisti più interessanti del panorama italiano contemporaneo. Il primo corto proposto è Can you hear me? di Sabrina Mazzuoli, che suggerisce le varie accezioni della solitudine e dell’isolamento. È la volta poi di Schiavitù civilizzata di Michele Innocente, esempio di grande intensità lirica che denuncia le insostenibili condizioni dgli operai in fabbrica. Seguono Eterotopia di Devis Venturelli, che attraverso il cellophane mostra le sovrastrutture illusorie delle mente e Still Alive #2 di Cristina Pavesi, che attraverso un vento irreale sconfigge la natura morta intesa in senso classico. La rassegna prosegue con Pig#1 di Francesca Fini, un corto in cui un uomo e una donna si prendono a schiaffi con le mani ricoperte di vernice e si prosegue attraverso le atmosfere oniriche di Ice World, diretto da Mauro Rescigno. Chiudono la rassegna Concerto per solisti di Filippo Berta, in cui un gruppo di uomini fa rumori fastidiosi bevendo del brodo; Secrets di Alessia Travaglini, ispirato all’opera di Lars Von Trier e Selfportrait di Isobel Blank, in cui l’autoritratto è inteso come filtro per una rigenerativa auto-definizione.

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