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Notizie dal Festival


  • 14 marzo 2017

QUANDO MARY PICKFORD E DOUGLAS FAIRBANKS VISITAVANO GINEVRA: ALLA SCOPERTA DEL CINEMA SVIZZERO DELLE ORIGINI

NEI MEANDRI DELLA MENTE NEI PRIMI CORTI DEL CONCORSO, TRA CUI IL PRIMO ITALIANO: UNDER THE SURFA CE YOU A RE NEV ER A LONE

Nella prima giornata anche: i finalisti del primo Music Video Competition, lospeciale dedicato al regista indiano Umesh Vinayak Kulkarni, i cortometraggi dall’Università Waseda di Tokyo e quello degli studenti del Corso di cinema digitale di Ca’ Foscari


Venezia,14 marzo 2017. Il rettore dell’ Università Ca’ Foscari di Venezia Michele Bugliesi e il direttore artistico e organizzativo del festival Roberta Novielli daranno domani (alle 17.30) l’ avvio formale alle settima edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival che andrà in scena dal 15 al 18 marzo all’ Auditorium Santa Margherita, in un’ edizione che si preannuncia ricca di proiezioni “straordinarie”e ospiti internazionali. Con C’ era una volta…la Svizzera (alle 16.30), un programma curato da Massimiliano Maltoni in collaborazione con la Cinémathèque Suisse e il Consolato di Svizzera in Venezia, si passeranno le Alpi, per tornare indietro di oltre un secolo e scoprire le origini del cinema svizzero. La preziosissima opera di conservazione del patrimonio culturale e della memoria storica del Paese è al centro del progetto della cinemateca: racconti urbani, paesaggi poetici, folclore, l’ operosità delle fabbriche sono documenti storici, malinconici ma affascinanti che creano un effetto di “straniamento” nello spettatore, come quello che fa sembrare un vero e proprio western la testimonianza dell’ ultima diligenza in Svizzera, quella del Kiental. Non potevano mancare poi le incursioni nella mondanità (v. foto in allegato), come
la visita a Ginevra , durante la loro luna di miele in Europa, di due superstar hollywoodiane, Mary Pickford (la “fidanzatina d’ America”) e Douglas Fairbanks, o il divertente “indovinello”cinematografico che vede protagonista uno degli eroi svizzeri per eccellenza, Guglielmo Tell.

Anche il Concorso internazionale prenderà il via domani (alle 20) con i primi sei dei trenta cortometraggi in concorso provenienti da 29 scuole di cinema e 25 paesi differenti, sottoposti allo sguardo attento di una giuria internazionale di grande prestigio composta da Catherine Breillat, Małgorzata Zajączkowska e Barry Purves. Tra questi anche il primo dei tre italiani in gara: Alessandro Berellini che ha realizzato l’ horror psicologico Under the surface you are never aloneper una delle più prestigiose scuole di cinema svedesi. Il suo corto richiama un tipo di horror allusivo, basato sulle atmosfere e su una tensione costante, che gioca con il labile stato psicologico della propria protagonista, una madre traumatizzata da un furto che rimane sola in casa con il proprio figlio. La rappresentazione di realtà distorte o inventate è una delle caratteristiche ricorrenti tra i corti del concorso 2017: Goldfish, ad esempio, prodotto in una scuola di cinema tedesca dal regista argentino Facundo V. Scalerandi, si basa interamente sul mondo di bugie creato da un padre per i propri figli, incapace di spiegare loro la perdita della madre. Sostenere questa finzione però diventerà sempre più difficile e avrà un’ influenza sorprendente sui due piccoli. Anche Petrel dell’ australiano Charles Broad gioca con la mente del proprio protagonista che, chiuso in una stazione di servizio in mezzo al nulla, deve fare i conti con i fantasmi del proprio passato che assumono forme sempre più reali. Una realtà che si vorrebbe non fosse tale è invece quella di Nocebo del regista indiano Faraz Alam. Tratto da una storia vera, è infatti il violento racconto – in bianco e nero – della crudele vendetta di una infermiera polacca, vittima di una violenza di gruppo da parte di soldati nazisti all’ epoca della seconda guerra mondiale. Clara’ s Rage di Michelle Garza Cervera condivide con quest’ ultimo un’ eroina femminile che, nella sua storia di ribellione alle convenzioni sociali, diventa ritratto della condizione della donna in Messico, con una parabola allegorica dove la “rabbia” trasmessa dai cani randagi diventa l’ evento che scatena la reazione della protagonista. L’ atmosfera è decisamente più leggera nell’ animazione russa Hamlet the Comedy di Eugeniy Fadayev. Realizzata con uno stile minimale per il quale si vedono solo le silhouette nere dei personaggi su uno sfondo bianco, racconta, con umorismo e ferocia, la gita di una classe di bambini fin troppo vivaci a teatro.

Nonostante sia solo il primo giorno del festival, sarà già ora di verdetti per la prima edizione del Music Video Competition(alle 14.30), un concorso curato da Andrea Bedeschi e dedicato a video musicali realizzati da studenti di scuole di cinema e università di tutto il mondo. Ben tre dei sei finalisti provengono da altrettanti istituti tedeschi: Clean Up di Lisa Zielke è un racconto fantastico sull’ integrazione, Crossing the Bridge di Anatol Schuster coniuga poeticamente la danza con gli ultimi istanti di vita di una giovane, mentre in Reanimation di Marcus Hanisch un simpatico robot danzante riporta in vita degli scatenati ballerini degli anni ‘ 70. A questi si aggiungono Voice I Am, forte critica nei confronti delle discriminazioni di genere nei paesi mediorientali realizzato dal regista iraniano Elia Sadeqi, l’ animazione di Melancholy della regista belga Jacinthe Folon e infine Olympia, realizzato da una coppia di giovani registe italiane, Valentina Zanrosso e Chiara Missaggia, che utilizzano la scherma come metafora della vita. Il vincitore del concorso sarà protagonista di iniziative e promozioni da parte del media partner del festival Good Short Film.

Uno dei focus monografici di questa edizione, a cura di Cecilia Cossio, è dedicato al regista indiano Umesh Vinayak Kulkarni(alle 15.30), uno dei più importanti autori di lingua marathi, parlata nelle
regioni centro-occidentali dell’ India. Kulkarni, che si è diplomato alla prestigiosa FTII di Pune (già oggetto di una retrospettiva nel 2015), è velocemente emerso come uno dei cineasti più promettenti di quest’ area, arrivando in meno di un decennio a girare quattro lungometraggi. Tuttavia, come testimonia il workshop da lui stesso diretto “Shoot a Short!”, è il cortometraggio il suo formato espressivo prediletto. Le quattro opere che saranno proiettati allo Short rivelano infatti le caratteristiche fondanti della sua poetica, come una precisione documentaria nello scolpire visivamente gli ambienti e una profonda sensibilità nel delineare i personaggi. Darshan è una parabola spirituale nella forma di una lunga attesa che separa l’ incontro tra un bambino e una divinità, Three of Us è un documentario su un giovane disabile e sui sacrifici a cui si sottopongono i suoi genitori, Gaarud consiste in un lungo piano sequenza che restituisce con precisione la varia umanità che popola un fatiscente caseggiato popolare, infine Vilay è un racconto di perdita personale nel quale si riflette il declino delle tradizioni di una nazione intera.

Tra gli omaggi che il festival tributa agli istituti che contribuiscono a formare giovani film-maker, si terràdomani quello dedicato all’ Università Waseda di Tokyo (alle 18), un programma realizzato in collaborazione con Venice International University (VIU). Pur non avendo una vera e propria scuola di cinema tra le sue facoltà, questa prestigiosa università giapponese ha formato oltre un terzo dei cineasti attualmente iscritti all’ albo dei registi nipponici e quasi la metà degli sceneggiatori, grazie alla cooperazione tra diversi dipartimenti e alla collaborazione di alumni eccellenti come Hirokazu Koreeda. La selezione che sarà presentata allo Short, curata da Tamaki Tsuchida e Norimasa Morita, si tinge decisamente di rosa, trattandosi di quattro cortometraggi realizzati da cinque studentesse dell’ università, tutti accomunati dal tema della “notte” e da una componente fantastica, a partire da The Night of Baku di Mami Hashimoto, sullo strano incontro tra un uomo e un “mostro degli incubi”, per proseguire con The Last Dream di Noemie Nakai e Carmen Kobayashi, fantascientifico raccontosuuna società che non è più in grado di sognare. Starry Night di Mio Hoshiai è invece una riflessione sul rapporto sempre più sbilanciato tra tradizione e modernità in forma di parabola allegorica, mentre Every Night di Aya Miyazaki è un racconto fantastico di liberazione per una donna oppressa.

Un appuntamento del quale il festival è particolarmente orgoglioso è la presentazione del cortometraggio realizzato dagli studenti del Corso di cinema digitale di Ca’ Foscari (alle 14), un corso inaugurato nel 2013 e organizzato dagli stessi coordinatori dello Short, coadiuvati da un team di professionisti del mondo del cinema. Con il loro aiuto, gli studenti hanno realizzato collettivamente un cortometraggio come “saggio di laurea”, gestendo ogni fase della sua realizzazione, dal soggetto alla post-produzione, dirigendolo e interpretandolo. Il risultato è I giorni perduti, un’ opera tratta dall’ omonimo racconto breve di Dino Buzzati, liberamente adattato e riletto nei toni della commedia nera e grottesca.

Eleonora M.

Chi è Eleonora M.

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