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Notizie dal Festival


  • 18 marzo 2017

WASEDA SPECIAL PROGRAM: HIROSHI TAKAHASHI MASTERCLASS

In occasione dello Short, il celebre sceneggiatore ha tenuto una lezione e presentato il suo ultimo film

Nella penultima giornata del Ca’ Foscari Short Film Festival si è tenuta la masterclass che ogni anno il Festival propone al suo pubblico, questa volta condotta dallo sceneggiatore e regista Takahashi Hiroshi, che ha scritto l’iconica trilogia di horror di The Ring (Ringu, 1998).
La novità che ha reso The Ring una pietra miliare della cinematografia dell’orrore consiste nell’abilità con cui vengono miscelati elementi tipici della tradizione folkloristica giapponese (il fantasma di Sadako) con il genere mystery di matrice americana. È proprio basandosi su questi aspetti che Takahashi inizia il suo intervento, dando la definizione di J-horror, termine sotto il quale vengono comunemente categorizzati i film horror di produzione nipponica. “Ciò che spaventa davvero i giapponesi”, afferma l’artista, “sono i mostri della nostra tradizione, i fantasmi. Il J-horror è fortemente legato alla nostra cultura e per questo non è possibile realizzarlo in altri Paesi”.

Dalle parole si è passati alle immagini con la presentazione del film, inedito in Italia, Carol of the Old Ones (Kyū shihaisha no Kyaroru, 2011), mediometraggio realizzato in occasione del disastroso terremoto del 2011, scritto e diretto da Takahashi stesso. Il film riprende con sfumature grottesche la cruda realtà che si cela dietro la creazione cinematografica, parodiando l’ambiente austero e competitivo di una scuola di cinema che spinge gli studenti ai gesti più estremi. La protagonista, Miyuki, nel momento in cui viene scelta come regista per il film di diploma della sua classe, diventa oggetto di sfogo e invidia da parte dei suoi colleghi, i quali, assieme all’insegnante (Naomi Hayakawa), la porteranno ai limiti della sopportazione psicologica e a rinunciare infine alla propria integrità morale pur di trionfare. Il tragico finale descrive al meglio il messaggio di fondo dell’opera: “Gli esseri umani non vengono sopraffatti da altri esseri umani, ma si autodistruggono.”

Con questo lavoro Takahashi sembra slittare da un genere più legato al sovrannaturale a un tipo di horror incentrato sull’introspezione psicologica, la natura umana come vera fonte di orrore. “Non era nato come horror”, spiega il regista, “ma quando lo abbiamo visto montato per intero non abbiamo potuto non definirlo tale”. Il titolo dell’opera è tratto dal canto Carol of the Old Ones, pubblicato nel 1988 dalla Società lovecraftiana sulla falsa riga della ben più nota Carol of the Bells, tradizionale canzone natalizia popolare ucraina. Alla domanda sulle ragioni di questa originale fonte di ispirazione, Takahashi risponde: “Sono sempre stato affascinato da Lovecraft sin da ragazzo. Anche Ringu contiene riferimenti a questo autore. In questo caso, tuttavia, la citazione rimane solo nel titolo. Con questo film ho voluto mostrare come una giovane regista venga surclassata da chi ha maggiore esperienza sul campo – the old ones – una realtà purtroppo presente nel mondo del cinema attuale.” Nell’opera lovecraftiana, infatti, il riferimento ai “Great Old Ones”, dei che nell’antichità dominavano la Terra e che ora sono caduti in un sonno simile alla morte, si ritrova nel Ciclo di Cthulhu, l’universo fittizio in cui sono ambientate le storie del celebre scrittore horror americano.

A conclusione della serata è stato lasciato spazio alle domande del pubblico che si sono concentrate soprattutto sul metodo di lavoro dell’artista e sulla sua esperienza con Ringu. Prima di salutare Venezia, è stato lo stesso Takahashi a porre una domanda all’auditorium: “Quando vado all’estero sono solito chiedere cosa terrorizza di più un Paese. In Francia mi hanno risposto il demonio, in Germania i politici, in Russia la morte. Che cos’è che terrorizza di più gli italiani?” “Il cibo cattivo!”

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