Notizie dal Festival


L’Atomo Fuggente: con YABUKI MACHI il cinema continua a interrogarsi sul futuro di Fukushima

TRA I FILM DEL CONCORSO INTERNAZIONALE DI OGGI, MOLTE TEMATICHE FORTI DECLINATE IN IMMAGINI: IL LAVORO PRECARIO IN EUROPA, L’ANORESSIA, LA DIFESA DI  IDEE E VALORI. MA C È  ANCHE LA DANZA DEL LEONE E IL CARPE DIEM IN VERSIONE HORROR E MUSICAL

 

 

Sei i corti del Concorso Internazionale proiettati nella penultima giornata del terzo Ca’ Foscari Short Film Festival.

Il programma  è iniziato con Eat del tedesco Moritz Krämer che si apre su una delle tante modelle che calcano i set fotografici e campeggiano sulle locandine delle riviste patinate. Tornata nel suo camerino la protagonista fa una sorprendente scoperta: la sedia, la televisione, i muri, tutto intorno a lei è diventato commestibile. La ragazza, da troppo tempo carnefice di se stessa con ostentate rinunce e privazioni, entra così in un sogno/incubo che il regista gestisce nelle sue molte ambiguità, riuscendo a nascondere il labile confine tra realtà e immaginazione, colpendo lo spettatore con un finale emblematico. Il tema è ovviamente quello dell’anoressia, una piaga nel settore delle modelle, trattato in maniera sapiente, attraverso uno sguardo distaccato che si sofferma impietoso su corpo e volto della ragazza protagonista, in una potente parabola allegorica.

Il lavoro successivo è stato Son dos dias (Two Days) del regista spagnolo Andrés Lopetegui Santos, studente della scuola di cinema madrilena ECAM, che riflette sull’importanza di vivere la propria vita seguendo la massima  del “carpe diem” in una forma ibrida e divertentissima. Protagonista è una donna, vedova da poco tempo che, piangendo sulla tomba del marito defunto, si ritrova in un surreale musical inscenato dalle anime del cimitero che cantando le spiegano l’importanza di divertirsi e di approfittare di ogni momento. La scoperta del marito che, anche da defunto, continua a tradirla (infilandosi nella tomba di una “vicina”), le da la definitiva conferma che questa sia la filosofia di vita da seguire. Girato con grande inventiva mescolando horror e musical con forti tonalità grottesche, questo cortometraggio spagnolo rappresenta una delle note più leggere tra lo spartito del Concorso.

Tutt’altri toni adotta infatti L’incertitude d’Heisenberg, cortometraggio di laurea di Richard Gérard, studente dello IAD belga, nonché ingegnere nucleare. Proprio dalla sua esperienza ingegneristica, il regista ha tratto l’ispirazione per questo lavoro, mettendo in scena un cortometraggio che ruota attorno al tema – attualissimo – del lavoro precario. La depressione economica ha inevitabilmente creato una mancanza di posti di lavoro, soprattutto fra i giovani laureati. In Europa, il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 24,4% mentre in Italia è ben oltre il 30. I giovani laureati spesso si ritrovano a doversi accontentare di stage non retribuiti per acquisire esperienza o a dover accettare un contratto atipico. Dunque i giovani laureati si ritrovano a dover “combattere nell’arena del lavoro”, come la definisce il regista, luogo ideale per sperimentare la sua teoria sulla “materia umana”. L’Incertitude d’Heisenberg è infatti un cortometraggio sul lavoro ma anche e, soprattutto, sull’amicizia. Secondo il regista in ogni rapporto umano ci sono una personalità trascinante e una più debole che inevitabilmente segue l’altra. In questo caso seguiamo gli stagisti Rémi e Bastien in un giorno delicatissimo della loro vita da giovani ingegneri nucleari: la compagnia nella quale hanno lavorato, infatti, ha cambiato direzione e sta effettuando dei tagli sugli stagisti. Inizialmente l’amicizia prende il sopravvento e i due decidono di continuare fino a fine contratto e poi abbandonare il posto di lavoro insieme. Durante la presentazione di Bastien, però, Rémi si rende conto di quanto sia importante per lui questo lavoro e decide di prendere in mano la situazione, correggendo l’amico e mettendosi in mostra. Bastien, risentito, fugge mentre Rémi, ponendo fine alla loro amicizia, ha dato inizio alla propria carriera lavorativa. Il regista ha deciso di ambientare il suo corto in un ambiente a lui conosciuto poiché pensa che questa “arena” sia la più adatta ad alimentare il conflitto interiore lavoro-amicizia e che l’ambiente degli stagisti sia un contesto interessante, proprio perché non è stato quasi mai utilizzato sui piccoli e grandi schermi. L’obiettivo primario del regista era dunque quello di provare a “veicolare delle emozioni e delle problematiche umane attraverso la scienza teorica”.  Questo “approccio scientifico” gli ha permesso di non giudicare l’atteggiamento di Rémi ma, anzi, spinge anche lo spettatore a riflettere su una domanda alla quale è difficile rispondere: cosa avremmo fatto noi al suo posto?

Fury Triumph è il secondo corto in concorso proveniente dalla prestigiosa Ngee Ann Polytechnic di Singapore. L’opera di Tan Xinwen narra il rapporto tra una giovane ragazza e suo padre, ripresi nella loro tranquilla quotidianità nella quale fa capolino qualche conflitto adolescenziale. La madre di Xiao Wei è morta quando lei era ancora bambina, mentre si esercitava col marito in complesse evoluzioni della danza del leone. Ed è proprio a quella danza che la ragazza si è appassionata negli anni, senza dir nulla al padre, ancora provato nel corpo e nello spirito dai ricordi di quell’incidente. Yuen si trova quindi davanti a scelte difficili, costretto ad affrontare i fantasmi del passato e cercare in qualche modo di riavvicinarsi alla figlia.

Morire per difendere le proprie idee e i propri valori è invece il nucleo dell’unico italiano in Concorso oggi. Il Conte, opera di Adel Oberto proveniente dalla National Film and Television School di Londra, ci riporta indietro nel tempo, al periodo nazifascista, dove l’incontro tra due vecchi amici, un conte con un passato nell’esercito e un sergente che guida le sue truppe a caccia di partigiani , si trasforma in uno scontro di ideali. Lo scontro raggiunge l’apice dopo la fortuita scoperta della presenza di alcuni partigiani nella cantina del conte., regalando un finale aspro ma intriso di valori. Opera di notevole perizia tecnica, è impreziosita da un riuscito piano sequenza e da un sapiente uso della luce.

La proiezione dei corti di questo venerdì si è conclusa con un lavoro che va a toccare una delle più grandi tragedie degli ultimi anni: il terremoto – e conseguente tsunami – che l’11 marzo 2011 colpì le coste del Giappone. Un anno dopo la catastrofe naturale e il  disastro nucleare nella prefettura di Fukushima, il giovane Mitsuaki Saito, ritorna ai suoi luoghi di origine, abbandonati dal padre per trasferirsi in Europa anni addietro. In Yabuki machi vediamo come la storia famigliare del regista inizi proprio da quei villaggi rurali che la gente non ha ancora abbandonato continuando a coltivare e allevare, dimostrando come le loro vite non si siano fermate a quell’11 marzo. Ancora oggi, tuttavia, è vietato avvicinarsi al territorio che circonda la centrale, e ciò che è sopravvissuto è stato lasciato al proprio destino e sta lentamente morendo. Che futuro attende quell’area, quella terra, le persone che vi vivono in quelle vicinanze? Un’area di 20km di diametro attorno alla centrale è stata completamente abbandonata ed è proibito mettervi piede. Il primo ministro giapponese ha recentemente dichiarato di voler invertire il processo di denuclearizzazione, rimettendo in funzione le centrali nucleari che erano state “spente” l’anno scorso. Ci si chiede quale sarà il destino di Fukushima, dove ancora oggi numerosi addetti ai lavori stanno tentando di stabilizzare le condizioni della centrale.

Ancora una volta le proiezione del Concorso hanno dimostrato una grande qualità delle opere proposte e una vitalità sorprendente, capaci di riflettere su problematiche personali e universali in maniera sorprendentemente matura – anche dal punto di vista stilistico – per registi così giovani.

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